Non lo so perchè, ma è un periodaccio. Mi vergogno anche di lamentarmi in continuazione. Insegno, non vado mica in miniera! Eppure sento che c'è sempre qualcosa che mi sfugge. Il tempo ad esempio. Non ne ho mai abbastanza per me, per le cose che mi piacciono, anche solo per rilassarmi. Se riesco a trovare mezz'ora per godermi il divano e magari un bel cd, niente da fare...dopo qualche secondo ncominciano a frullarmi in mente vari pensieri: quello che devo fare, quello che avrei dovuto fare, qualche preoccupazione, l'esame delle terze, il delf, che ne sarà di me il prossimo anno scolastico etc.
Ecco, non so se questo possa definirsi stress, ma sono convinta che un nome questo mio stato debba pur averlo. Non è possibile non riuscire a staccare la spina, prima o poi si esplode. Probabilmente sono io, ma una parte di responsabilità è senz'altro dello stato precario in cui la mia generazione vive. Mai possibile che dentro dobbiamo avere sempre questa preoccupazione per "che ne sarà di noi"? Non è giusto, nè umano, nè accettabile. D'altra parte, nonostante non sia nè giusto, nè accettabile etc non ci resta che subire. Motivo? Non possiamo fare nulla. Non sono una credente (figurarsi poi in questo periodo), ma c'è una preghiera inglese "The Serenity Prayer" che recita "Be granted the serenity to accept the things I cannot change, the courage to change the things I can and to have the wisdomto know the difference..." . Non è il coraggio di cambiare la situazione che ci manca (fosse per noi la cambieremmo domani), ma è la serenità di accettare quello che non possiamo modificare a nostro piacimento. Cazzarola però, qui non si parla di serenità di accettare cose che davvero non dipendono da noi.....qui si tratta di accettare la precarietà che, certo, non dipende da noi precari (ci mancherebbe pure questo e scommetto che prima o poi lo diranno), ma sicuramente non è un fenomeno come la malattia, la morte o una catastrofe che sfugge all'umano controllo. La precarietà sfugge di mano perchè, volontariamente, chi dovrebbe assicurare uno status dignitoso (per i singoli e per la società) se ne fotte altamente. Perchè dobbiamo vivere questa quotidiana umiliazione e non avere neanche la speranza di poter reagire?
Ecco, non so se questo possa definirsi stress, ma sono convinta che un nome questo mio stato debba pur averlo. Non è possibile non riuscire a staccare la spina, prima o poi si esplode. Probabilmente sono io, ma una parte di responsabilità è senz'altro dello stato precario in cui la mia generazione vive. Mai possibile che dentro dobbiamo avere sempre questa preoccupazione per "che ne sarà di noi"? Non è giusto, nè umano, nè accettabile. D'altra parte, nonostante non sia nè giusto, nè accettabile etc non ci resta che subire. Motivo? Non possiamo fare nulla. Non sono una credente (figurarsi poi in questo periodo), ma c'è una preghiera inglese "The Serenity Prayer" che recita "Be granted the serenity to accept the things I cannot change, the courage to change the things I can and to have the wisdomto know the difference..." . Non è il coraggio di cambiare la situazione che ci manca (fosse per noi la cambieremmo domani), ma è la serenità di accettare quello che non possiamo modificare a nostro piacimento. Cazzarola però, qui non si parla di serenità di accettare cose che davvero non dipendono da noi.....qui si tratta di accettare la precarietà che, certo, non dipende da noi precari (ci mancherebbe pure questo e scommetto che prima o poi lo diranno), ma sicuramente non è un fenomeno come la malattia, la morte o una catastrofe che sfugge all'umano controllo. La precarietà sfugge di mano perchè, volontariamente, chi dovrebbe assicurare uno status dignitoso (per i singoli e per la società) se ne fotte altamente. Perchè dobbiamo vivere questa quotidiana umiliazione e non avere neanche la speranza di poter reagire?
2 commenti:
Ti capisco, vivo anche io questi stati d'animo, a volte vorrei scappare da tutto questo, fare una scelta radicale, se fosse possibile, ricominciare da capo, facendo altro...ma cosa? Alla nostra età è difficile mettersi in discussione, soprattutto se hai speso tante energie in questo lavoro. Io non riesco neppure a trovare il tempo e la voglia di andare in palestra, eppure so che se voglio che la mia vita cambi, devo fortemente volerlo, cominciando anche dalle piccole cose...
hai ragione. Bisognerebbe avere la volontà di incominciare a cambiare le cose a partire dal "piccolo"
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