continuo a pensare che la presenza di Alice sia un bene per la classe ed una cosa inutile per sè stessa. Alice non comprende dove è, non sa chi le sta intorno. Vuole il contatto fisico e non vi dico neanche cosa è stato la scorsa settimana dover far fare compito in classe, tenere d'occhio gli alunni e contemporaneamente tenere la mano ad Alice mentre la docente di sostegno era impegnata in Presidenza (quella "presidenza" per la quale Alice è poco più di un sopramobile che metti lì e che non ha bisogno di nulla). Invece Alice ha bisogno di tutto: affetto, dedizione, amore, cura, pazienza...Cose che noi vorremmo darle e che cerchiamo di darle, ma che non sempre riusciamo. Per una serie di motivazioni: in classe non c'è solo lei, non siamo adeguatamente preparati, non conosciamo i suoi codici, non sappiamo se stiamo "comunicando" nel modo giusto, siamo insegnanti, non infermieri specializzati nè neuropsichiatri infantili. Capita spesso che faccia i capricci perchè ha sonno e certo a scuola non abbiamo nè letti nè siamo attrezzati per farla riposare; capita che le si debba soffiare il naso in continuazione perchè spesso raffreddata e, che fai, o soffi il naso a lei o fai lezione, se coccoli lei sottrai tempo alla classe; se dai attenzione alla classe, sottrai tempo a lei. Insomma da qualsiasi prospettiva tu guardi la cosa ti senti in colpa, maledettamente. E ti senti in colpa pure quando perdi la pazienza perchè non ce la fai, da sola, a gestire tutto per cui, esasperata, te la prendi con chi in quel momento non sta facendo chissà cosa, magari con un alunno che non ha svolto una parte di un esercizio. Perchè il tempo ti sfugge di mano, vorresti controllarlo, ma non "funziona" così. Per cui qualsiasi cosa tu faccia, ti rendi conto di giovare da una parte e penalizzare dall'altra. E ti senti un fallimento.
I compagni di Alice continuano a volerle un bene dell'anima, a coccolarla, a sentire la sua mancanza quando è assente, ma sono bambini di 10/11 anni anche loro e non possono essere investiti di qualcosa più grande di loro, nè è giusto sottrarli da quell'attenzione che è nostro dovere prestare.
Non so se riesco a spiegare bene quel conflitto di emozioni misto ad un senso di inadeguatezza che mi prende. Certi giorni mi sembra di scoppiare, poi vedo i compagni che a turno si alternano vicino ad Alice e mi risollevo, ma se penso che la presenza di Alice significa per la classe, non certo per la bambina stessa. Per la mamma di Alice, la scuola media è una specie di asilo nido. E' convinta che sia nostro compito cambiarle il pannolino, darle da mangiare, farla addormentare...si è lamentata dell'assenza di lettini per far riposare la bambina. Io mi rendo conto che per la signora debba essere un dramma, ma se ci fossero strutture adeguate per questo tipo di disabilità, sicuramente per la signora sarebbe una situazione meno umiliante. E lo sarebbe meno anche per noi. Quella specie di pianto-mugugno che fa quando è stanca, quando ha sonno, quando ha fame ti fa male al cuore. Ti fa male perchè ti senti uno schifo quando ti trovi di fronte ad una situazione simile e ti senti uno schifo quando non ce la fai più. Lo so, non è "bello" dire certe cose, ma è quello che provo. Alcuni giorni mi prende un senso di colpa pari a null'altro. Mi sento un verme perchè vorrei che quella carrozzina in classe non entrasse. A niente serve pensare che siamo esseri umani noi insegnanti ed abbiamo tutte le umane ragioni per stancarci e innervosirci. Mi sto affezionando ad Alice, le voglio davvero bene. Quando il volto le si distende perchè la sto accarezzando, questo vale più di tutte le soddisfazioni della terra. Un suo sorriso mi illumina la giornata, mi commuove, emoziona. Eppure, beh eppure ci sono giorni in cui penso a quanto sarei meno stanca se non dovessi affrontare anche questo, se non dovessi fare i conti tra istinto materno e senso di colpa a livelli massimi.
8 commenti:
non è giusto che tu ti senta in colpa. Stai facendo tutto il possibile e, se ti conosco, anche di più. Perchè voler trovare necessariamente qualcosa che non va in te? In te non c'è nulla che non vada. Magari Alice incontrasse sul suo cammino tutte persone come te. Un saluto affettuoso, Daniela
Io non posso dire proprio niente. Mi viene solo in mente pensare che il fatto che ragazzini di 10-11 anni abbiano preso a cuore la loro compagna Alice sia un mezzo miracolo. Non darlo per scontato. E' vero, nessuno può pretendere che si accollino il problema, nè chje capiscano completamente qualcosa che è più grande di loro. Ma forse è anche più grande di noi, al di là delle considerazioni puramente professionali che pure vanno fatte.
Accontentati di questo, non dare per scontato che i tuoi alunni l'abbiano accettata. C'è del tuo anche in questo. "Accontentati" per modo di dire, forse il termine più giusto è "vanne fiera". Che sia una goccia nell'oceano o qualcosa di più, non sta a te valutarlo.
Grazie mille, Daniela e Tdaxe per i vostri commenti. Anche io so che quello che stiamo ottenendo dal rapporto della classe con Alice supera ogni obiettivo didattico prevedibile, ma il senso di colpa c'è...
Manuela,
senso di colpa?
No, quello proprio no!
Rabbia caso mai, rabbia per la situazione: perché questa finta/falsa integrazione dei disabili nella scuola? Per casi come quello di Alice, quale integrazione? Può pure avere un risvolto educativo per la classe (quanti altri alunni avrebbero comunque necessità di interventi individualizzati...), ma per Alice quale vantaggio?
Non si può darle ciò di cui ha bisogno. Lo hai detto: servirebbero strutture adeguate, personale specializzato...
Si affidano invece alla scuola, evvaiii, ma si, come no?..., compiti per i quali essa è inadeguata! E i docenti di sostegno poi: quante ore sono state assegnate per l'assistenza di Alice?
Di solito, anche per bambini che potrebbero pure fare dei progressi, è assegnato un numero di ore talmente scarso, che, al diavolo i progressi.
E la chiamano integrazione!
Poveri bambini, povere famiglie e ... povera scuola!
che tristezza :-(
g.
Carissima Giovanna, il mio "senso di colpa" è originato da una serie di sentimenti contrastanti. Non ultimo (e me ne vergogno) dal fatto che quando sono impegnata a fare lezione ed Alice "chiama" io mi dedico totalmente o quasi a lei e "trascuro" il resto della classe. Certo, si sa, il gruppo classe all'interno del quale è inserito un diversamente abile, è sempre particolare: dal punto di vista umano si sviluppano dinamiche che se portano ai risultati che stiamo ottenendo in questo caso specifico sono i migliori auspicabili; dal punto di vista di ciò che noi possiamo insegnare delle nostre discipline, i risultati vengono decisamente penalizzati e neanche questo, a ben vedere, è giusto. Anche perchè, come ben sottolinei anche tu, a stare a guardare tanti, ma tanti allievi avrebbero bisogno di un intervento individualizzato. Lo si opera, ma ben tenedo conto che le esigenze principali sono quelle del disabile per cui se c'è da dedicarsi in particolare a qualcuno, ci si dedica all'allievo diversamente abile per giunta non avendo le competenze necessarie per intervenire e si tende a trascurare il recupero di alunni che magari sono indietro nella preparazione, o mostrano difficoltà per i quali saremmo perfettamente in grado di intervenire. Questo è il grande paradosso e da questo nasce il mio senso di colpa: nei confronti di una bambina molto sfortunata, ma anche nei confronti del resto della classe che ha il sacrosanto diritto alla medesima attenzione e dedizione. Ne conseguono altri scrupoli nel pensare persino queste cose e non so, davvero, cosa fare. Qualsiasi cosa io faccia mi sento inadeguata. Ti faccio un esempio: se sto spiegando alla lavagna ed Alice piagnucola (il suo è un mugugno)- il che accade ogni qualvolta non senta qualcuno vicino - e a volere attenzione io mi avvicino e le dò la mano (l'unica cosa che le faccia sentire che "ci sono"). QUesto significa che invece si stare alla lavagna sto vicino a lei e che invece di spiegare scrivendo degli esempi, devo farlo descrivendo a voce. Il che, per determinati argomenti, impilca un maggiore sforzo da parte dei ragazzi. D'altro canto se ignoro Alice, a parte il fatto che mi sento un'insensibile, lei si mette a piangere talmente forte che ugualmente non mi fa fare lezione....
Non parliamo poi del numero di ore di sostegno.....una buffonata!
Questo per cercare di rendere a parole come mi posso sentire. E vi sto parlando di Alice, non che con Attila vada meglio (anzi...)
Oh Manuela,
spieghi benissimo come ti senti... Eh sì, fai il tuo lavoro con professionalità, non vorresti trascurare né la classe né Alice (o Attila nel caso...).
Ma non riesci o non sempre almeno...
Capisci cosa mi fa rabbia? Il fatto che la mancanza di adeguati supporti, l'essere stati affidati alla scuola compiti non propri (e appunto senza adeguati supporti e, ribadisco, parlo soprattutto a nome del disabile e delle famiglie), ci faccia venire anche il senso di colpa, pergiunta!
Io ho avuto e ho in classe dei diversamnete abili, mai situazioni così gravi, e più di una volta certo, mi sono sentita e mi sento in colpa, se non faccio in tempo a preparare del lavoro individualizzato.... Anche se spesso l'alunno non è in grado di fare comunque da solo, devo/dovrei guidarlo, non sempre riesco! :-(
E credimi anche a me fa male....
ma mi viene rabbia! :-(
giovanna, credo che questa duplice sensazione di rabbia/senso di colpa, accomuni entrambe!
Un abbraccio
Manuela, comprendo benissimo il tuo senso di colpa e di frustrazione perché è lo stesso che io provo con Giulia, una mia alunna che si trova suppergiù nelle stessse condizioni di Alice anche se ogni caso è a se stante.
Eppure so che sto facendo del mio meglio per lei e la classe, ma ugualmente ho la sensazione che non basti! Il sapere che le carenze organizzative e strutturali hanno una grande responsabilità nella gestione di situazioni complesse come queste non mi aiuta affatto. Lo so che non dovrei sentirmi in colpa, ma di fatto è il sentimento che mi pervade per tutti quei motivi che tu hai descritto. Per cui penso che non ci sia speranza. Io mi sono rassegnata e vivo la mia quotidianità cercando di fare più che posso e alternando momenti di serenità ad altri di frustrazione e sentimento di impotenza. E' già tanto poter raccontare i propri stati d'animo come hai fatto tu e sto facendo io adesso, avendo la certezza di essere compresi. E' una piccola-grande fortuna anche questa!
Un caro saluto:)
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