STORIE DI ORDINARIA F0LLIA DI UN'INSEGNANTE PRECARIA SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

7.1.08

Non ci volevo andare

La sveglia ha suonato ed io mi sono illusa che fosse un incubo. Uno di quelli brutti, ma che appena apri gli occhi finisce. Invece per me è iniziato alle ore 06.00, quando mi sono resa conto che stavo per affrontare mica una giornata di lavoro come la altre, bensì il rientro dopo le vacanze. Il che è traumatico. Vi dico solo che, quando come un automa, sono uscita dalla doccia e mi sono messa le lenti a contatto, pensavo di non trovarne una nel portalentine....ed infatti l'avevo già nell'occhio solo che il particolare mi sfuggiva e ho continuato a cercarla fin quando un minimo di lucidità ha fatto capolino e mi sono resa conto che, senza una lentina, di sicuro non avrei visto nitidamente. Incomiciamo con i fiocchi (ma non fiocchi qualsiasi, proprio nastri di raso belli lunghi, larghi, lucidi etc).
Il tragitto verso scuola, che ve lo dico a fare, sembrava "dead man walking".....
Arrivo in quella salaccia docenti ed un ampia umanità mi attende. C'era pure chi sorrideva. Mi sono chiesta "che cacchio c'avranno da ridere questi, che è 'sta immotivata allegria etc". Mentre ce la mettevo tutta per accettare il mio triste destino, è arrivata lei, la mia compagna di disperazione: la collega di musica! A dire la verità neanche ho ancora capito come si chiami (solita solfa della scuola nuova e grande e poi lei non è neanche nelle mie sezioni. Figurarsi, stento a ricordarmi i nomi di quelli che sono nei miei cdc), ma in genere ci disperiamo insieme tutti i lunedi mattina per poi iniziare a consolarci dal mercoledi in poi. Immaginate voi quale possa essere stata la scena quando ci siamo incontrate: un misto di risata nervosa e pianto (nervoso pure quello).
Poi è successo: il suono della campanella (secondo solo al trauma della sveglia) ci ha richiamato al dovere. In classe è stato come non averli mai lasciati: stessi nervi, stesso stress, stesso pensiero: "ma quando finisce la scuola?"
Il resto è storia che tu conosci già (parafrasi, come al solito, del "buon" Gianni)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Non sto qui a discutere su quanto più o meno traumatico possa essere il rientro a scuola piuttosto che in un altro posto di lavoro, ma se ti può consolare i sorrisini demenziali fatti da chi ha ancora l'uvetta del panettone incastonata tra i canini abbondavano anche qui da me stamattina. Ho sentito perfino dire "questa pausa mi ha rigenerato" o anche "tra un po' è carnevale, poi Pasqua e in un attimo siamo a giugno!".
E' bello vedere che c'è chi vive per il lavoro, no?

prof ha detto...

più che altro è bello vedere che la demenza è trasversale. Ero convinta si concentrasse tra gli insegnanti, invece mi devo rendere conto che pure altri ambienti lavorativi mica scherzano

Anonimo ha detto...

E' il relativismo più estremo, ognuno è portato a credere che il suo ambiente lavorativo sia al centro del mondo. E' vero che alcune categorie sono più ricche di altre in quanto a numero di dementi, ma credo che tutto sia proporzionale.
Se consideri che "la pausa mi ha rigenerato" è la frase pronunciata dal sistemista stamattina, e che il sistemista ha lavorato anche il 2-3-4 e 5 gennaio in cui il Poli era chiuso al pubblico (infestandomi la mail di comunicazioni che mi sono rifiutato di leggere fino a stamattina), ti lascio immaginare il livello di demenza di cui ci possiamo vantare da queste parti!

prof ha detto...

quando mi racconti queste cose, non mi resta che arrendermi all'evidenza: deve esserci una vera epidemia....