La sveglia ha suonato ed io mi sono illusa che fosse un incubo. Uno di quelli brutti, ma che appena apri gli occhi finisce. Invece per me è iniziato alle ore 06.00, quando mi sono resa conto che stavo per affrontare mica una giornata di lavoro come la altre, bensì il rientro dopo le vacanze. Il che è traumatico. Vi dico solo che, quando come un automa, sono uscita dalla doccia e mi sono messa le lenti a contatto, pensavo di non trovarne una nel portalentine....ed infatti l'avevo già nell'occhio solo che il particolare mi sfuggiva e ho continuato a cercarla fin quando un minimo di lucidità ha fatto capolino e mi sono resa conto che, senza una lentina, di sicuro non avrei visto nitidamente.
Incomiciamo con i fiocchi (ma non fiocchi qualsiasi, proprio nastri di raso belli lunghi, larghi, lucidi etc).
Incomiciamo con i fiocchi (ma non fiocchi qualsiasi, proprio nastri di raso belli lunghi, larghi, lucidi etc).Il tragitto verso scuola, che ve lo dico a fare, sembrava "dead man walking".....
Arrivo in quella salaccia docenti ed un ampia umanità mi attende. C'era pure chi sorrideva. Mi sono chiesta "che cacchio c'avranno da ridere questi, che è 'sta immotivata allegria etc". Mentre ce la mettevo tutta per accettare il mio triste destino, è arrivata lei, la mia compagna di disperazione: la collega di musica! A dire la verità neanche ho ancora capito come si chiami (solita solfa della scuola nuova e grande e poi lei non è neanche nelle mie sezioni. Figurarsi, stento a ricordarmi i nomi di quelli che sono nei miei cdc), ma in genere ci disperiamo insieme tutti i lunedi mattina per poi iniziare a consolarci dal mercoledi in poi. Immaginate voi quale possa essere stata la scena quando ci siamo incontrate: un misto di risata nervosa e pianto (nervoso pure quello).
Poi è successo: il suono della campanella (secondo solo al trauma della sveglia) ci ha richiamato al dovere. In classe è stato come non averli mai lasciati: stessi nervi, stesso stress, stesso pensiero: "ma quando finisce la scuola?"
Il resto è storia che tu conosci già (parafrasi, come al solito, del "buon" Gianni)
4 commenti:
Non sto qui a discutere su quanto più o meno traumatico possa essere il rientro a scuola piuttosto che in un altro posto di lavoro, ma se ti può consolare i sorrisini demenziali fatti da chi ha ancora l'uvetta del panettone incastonata tra i canini abbondavano anche qui da me stamattina. Ho sentito perfino dire "questa pausa mi ha rigenerato" o anche "tra un po' è carnevale, poi Pasqua e in un attimo siamo a giugno!".
E' bello vedere che c'è chi vive per il lavoro, no?
più che altro è bello vedere che la demenza è trasversale. Ero convinta si concentrasse tra gli insegnanti, invece mi devo rendere conto che pure altri ambienti lavorativi mica scherzano
E' il relativismo più estremo, ognuno è portato a credere che il suo ambiente lavorativo sia al centro del mondo. E' vero che alcune categorie sono più ricche di altre in quanto a numero di dementi, ma credo che tutto sia proporzionale.
Se consideri che "la pausa mi ha rigenerato" è la frase pronunciata dal sistemista stamattina, e che il sistemista ha lavorato anche il 2-3-4 e 5 gennaio in cui il Poli era chiuso al pubblico (infestandomi la mail di comunicazioni che mi sono rifiutato di leggere fino a stamattina), ti lascio immaginare il livello di demenza di cui ci possiamo vantare da queste parti!
quando mi racconti queste cose, non mi resta che arrendermi all'evidenza: deve esserci una vera epidemia....
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