Oggi entro un po' più tardi, esco alle due e alle 15.30 ho l'incontro scuola-famiglie per cui impieghero quell'ora e mezza per mangiare al volo una cosina e sistemarmi armadietto, cassetto, registro, scartoffie, compiti in classe e quant'altro. Poi mi attende il fiume umano di genitori. Già 250 alunni in una scuola dove vengono tutti, anzi i divorziati raddoppiano e vengono in due riprese oppure ci sono vere e proprie task force di nonni, zii, sorelle maggiori con piani d'attacco in tutte le aule di ricevimento pronti a braccare qualsiasi personaggio faccia parte dell'istituto, compresi custode e responsabile dei laboratori...
13 maggio...che cacchio vuoi possiamo più dire ai genitori? Se sei andato bene tutto l'anno o se sei migliorato due secondi basterebbero, invece ci pensano loro a raccontarti qualsiasi evento della propria esistenza, anche la gita fuori porta di pasquetta (cazzo me ne frega?); se sei andato male, malissimo o così e così i secondi sarebbero cinque, ma si trasformano in ore in quanto c'è tutto il contorno di genitori che analizzano con il proprio metro cioè giustificandoli in tutti i modi.
Ora non ho chissà quanto tempo per dilungarmi, ma vorrei tornare su questo argomento. Vorrei parlare direttamente a tutti i genitori che leggono Diario di una prof, vorrei far aprire loro gli occhi e fargli capire del male che fanno alla crescita dei figli nel giustificarli su tutto, nel difenderli anche di fronte alle evidenze, nel far ricadere la colpa "sulla scuola che ormai è quella che è" (invece i figli non sono quello che sono. No, sono semplicemente scorretti, maleducati, viziati e spalleggiati dalle famiglie), nel non saper "punire" i comportamenti sbagliati e gratificare quelli corretti (accade, accade). Proprio sabato una deficiente di madre (deficiente è, non mi interessa il politically correct) ha detto che "in fondo mia figlia è piccola, deve crescere....che colpa ne ha se non studia e risponde ai professori?". Le ho detto che siamo d'accordo sulla necessità di farla maturare, non sulle modalità. Io per farla maturare non la assecondo: punisco il comportamento sbagliato, la faccio "sbattere" di fronte alla realtà e questo le servirà per capire come va la vita, che non ci saranno sempre mamma e papà a pararti le spalle....
Vabbè, vado e torno (spero).
Bonne journée!
2 commenti:
non sai quanto mi trovi d'accordo. ti racconto un piccolo episodio. ho fatto per un periodo le ripetizioni a un ragazzino delle medie, che era bocciato. parlando con la mamma sembrava che il figlio fosse un angelo martirizzato da insegnanti e cattivi compagni. già lì mi era venuto il dubbio che non fosse esattamente così. al primo incontro con lui ho avuto la conferma. è passato sotto le mie grinfie ("No l'esercizio te lo fai tu, sono pagata per insegnarti le cose, non per farle") e pare che i primi mesi a scuola l'anno dopo fossero andati benissimo, con voti anche buoni. l'ho rivisto ora che è in terza perchè ho partecipato a un progetto di scuole aperte e lui era quello più casinista e cafone. senza parole
Ciao prof,
ti leggo sempre anche se scrivo poco ultimamente, sono come si dice in tutt'altre faccende affaccendato.
Cmq, my 2 cents: il succo del discorso mi pare di capire stia nel fatto che è altamente diseducativo e controproducente il giustificare a tutti i costi gli errori dei ragazzini, soprattutto considerando che è proprio da piccoli che si dovrebbe imparare dagli errori e dai rimproveri senza troppi traumi, potendo contare sull'appoggio degli educatori in genere. Una volta adulti si continua a imparare dagli errori ma difficilmente viene data una seconda possibilità.
Questo molti genitori non lo capiscono ma non sono così sicuro che sia giusto addossare loro tutte le colpe: direi piuttosto che molto lo si deve al modello educativo di una società di cui i genitori sono certamente corresponsabili.
So che poi si rischia di sfociare nel 'politico', ma mi pare di capire che tu come insegnante ti ritrovi molto di più nelle stereotipo della prof esigente dal punto di vista educativo, prima ancora che didattico, e certe situazioni ritenute ormai "normali" non le tolleri.
Penso che se per un attimo guardassi la società intera come una grande classe, ti verrebbe da ridere (se non il disgusto) nel constatare che tutto è lecito perchè tutto è giustificabile. C'è la legge, vero, ma c'è sempre chi riceve una "certificazione".
Se si iniziasse da lì, da fuori della scuola, a chiamare le cose e le persone con il loro nome smettendola di nascondersi dietro concetti "politically correct" di pietismo-lassismo, forse la scuola si adeguerebbe.
In fondo è "magistra vitae" e se nella vita basta trovare chi giustifica le fesserie che fai, grandi o piccole che siano, non mi meraviglio che tra i banchi si finisca per insegnare proprio come stare al mondo.
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