Tempo fa mi sono posta una domanda: come mai lo scorso anno la mia vita lavorativa mi offriva molti più spunti per scrivere dei post e quest’anno no? Da romanticona quale mi reputo, attribuivo il tutto ad una mia totale serenità nel trovarmi in un ambiente di lavoro finalmente cordiale (lasciamo stare la collega del passaggio sulla quale stenderei un velo. Preferisco prenderla filosoficamente e pensare che sia la classica eccezione che conferma la regola) che non mi dava molte occasioni per scrivere su un blog che quasi sistematicamente ha accolto i miei mega sfoghi. Analizzando la situazione da un punto di vista molto più concreto e pratico, mi sono resa conto che siccome quello che accade lì dentro è talmente comico e paradossale da essere unico, mi ritrovo a vivere situazioni che non posso (purtroppo) raccontare altrimenti sarei immediatamente riconoscibile (e non voglio, perché poi quando, esasperata ne dico di tutti i colori sulla collega del passaggio mi devo trattenere e non sia mai detto che io, sul mi blog, non possa sparare a zero J). Oggi ne è accaduta un’altra. Comica al livello di fare un baffo a due ore di Zelig, comica al livello che il bidello che non fa un emerito cavolo dalla mattina alla sera e che non toglie gli occhi dal giornale o dalle schedine neanche per rispondere al tuo saluto, ha avuto una specie di sussulto ed ha commentato divertito (a parte che non erano affaracci suoi, ma una risata non si nega a nessuno). Peccato, davvero peccato non potervela raccontare…
Sito in aggiornamento…
10 anni fa
1 commento:
Peccato davvero. bisognerà criptarli, 'sti benedetti blog, una volta o l'altra. Comunque ti capisco, e so che vuol dire autocensurarsi.
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