STORIE DI ORDINARIA F0LLIA DI UN'INSEGNANTE PRECARIA SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

16.11.07

non che pensassi che lei....

Un’alunna, al suono della campanella, ha avuto un (lieve) malore. La febbre era alta ed ha incominciato a stare male con lo stomaco. Siccome ormai i ragazzi erano già pronti per l’uscita, ho chiesto ad una collega di accompagnarli e mi sono occupata dell’alunna, la quale in preda al panico continuava a ripetere, piangendo “mi scusi, prof, grazie; mi scusi davvero prof, grazie davvero prof; mi scusi davvero tanto prot etc….insomma una litania!).Abbiamo telefonato ai genitori e poi atteso che arrivassero. Nonostante, devo dirlo, il vicepreside si fosse offerto di occuparsi lui della cosa, io non me la sono sentita di andarmene prima di assicurarmi che fosse tutto ok. Oltretutto, essendo io "donna", forse la ragazza poteva avere meno remore e vergogna ad aprirsi.
Veniamo ad ieri mattina quando l'alunna rientra a scuola dopo, poverina, alcuni giorni di influenza. Alla fine della lezione mi chiede di parlarmi "possibilmente in privato". Avevo l'ora di spacco ed ho chiesto dunque alla collega che entrava in classe se potevo portare 5 minuti la ragazza con me. Questo il discorso della ragazza (riportato quasi integralmente): "professoressa mi scusi (di nuovo?) io non so neanche da dove incominciare, ma incomincio con l'incominciare da qualche parte così rompo il ghiaccio e le dico quello che devo dirle. Io sono stata contenta, ma anche stupita della sua gentilezza con me. Non che io credo che lei non sia/possa essere/in effetti sia una persona gentile, ma io non credevo, cioè immaginavo a tal punto e proprio con me. Pensavo lei mi odiasse. Invece ho capito che non solo non mi odia, ma non le sono neanche antipatica. Perchè uno non resta a scuola mezz'ora in più con chi sta antipatico. No. Uno se ne vuole andare ed invece uno che resta mostra che vuole bene e si preoccupa. Quando ti senti male avere chi si preoccupa e ti aiuta cercando di calmarti e rassicurarti, significa molto. Io questo da lei non me lo sarei aspettato . Cioè prof non che pensassi lei fosse un'insensibile, ma pensavo non potesse supeare il fatto che lei ed io abiamo litigato. Insomma prof, grazie. Lei ha fatto una cosa per me. Ora io ne faccio una per lei e mi metto a studiare davvero sul serio giurin giurello! Almeno i congiuntivi sono azzeccati. Dobbiamo lavorare sull'organizzazione delle idee....).
Avrete capito che con l'allieva ci sono stati scambi di idee. Lei crede siano litigi, figuarsi se litigo con un alunno. Solo che la ragazzetta è un tipo frivolo e superficiale , non ha senso del dovere ed è irresponsabile. Insomma, è una di quelle che tempesto di ramanzine, sperando sortiscano effetti. Il primo effetto è che era convinta l'odiassi ed avrebbe continuato a pensarlo se non ci fosse stato quell'episodio (è proprio vero che nulla avviene "per caso"). Devo dedurre che qualcosa non funziona in me. Tutto sta a capire cosa...

10 commenti:

Salvo Menza ha detto...

Che meraviglia!
MI riferisco alla tua umiltà, al tuo senso del reale. Questo post lo metto tra i preferiti. Meriterebbe, anzi, di essere stampato e appiccicato sulla scrivania su cui lavoro.
Io sospetto che la tua scoperta (il fatto che le ramanzine possono sortire effetti diversi da quelli sperati) abbia una validità più generale; che valga, cioè, per molti insegnanti e molti alunni.
Di contro, scopri anche (casualmente) che un gesto di interesse e di calore (oltre la campanella), di amore disinteressato, sembra più efficace del rimprovero. E tu allora concludi che hai sbagliato qualcosa e ti interroghi su come agire in futuro.
In realtà, però, dal tuo racconto appare che rimprovero e amore stanno insieme: è l'insieme delle due esperienze che ha prodotto lo stupore della tua studentessa e che le ha fatto decidere che voleva parlare con te in un modo nuovo, che le ha fatto cambiare atteggiamento (ora si fida, io credo, mostra attaccamento).
E dico questo perché non credo che sia sbagliato in sé segnalare gli atteggiamenti scorretti in un alunno: tutt'altro.
Inoltre, devi pensare che il giudizio che i ragazzi hanno di noi insegnanti risulta non solo dal singolo comportamento di ciascuno di noi, ma anche da una serie di convinzioni (pregiudizi?) che ogni alunno porta dentro di sé e che dipende dalle esperienze che ha già avuto e dalle idee con le quali è venuto a contatto (cosa dicono di noi i genitori, e gli amici degli alunni, ad esempio?, cosa ci si aspetta da un insegnante?).
Buon lavoro
A presto
salvo

prof ha detto...

grazie, salvo, per queste bellissime parole....

Anonimo ha detto...

Visto il successo riscosso, ti consiglio l'acquisto su ebay di una discreta quantità di virus e bacilli di ogni tipo da liberare all'occorrenza nell'aria della sua aula.
Questo, oltre che liberarsi a turno per alcuni giorni dei oggetti più molesti, le consentirebbe di fare paciuccia con tutta la classe.
Sinceramente credo che una pedata nel fondoschiena possa sortire un effetto simile e al contempo più immediato, ma la mia dolce metà mi sta facendo presente che il metodo non è didattically-correct.

Salute! ops, saluti!

prof ha detto...

grazie anche a te, Beppuccione (o tdaxe?) per il tuo commento. Traspare la tua tolleranza, il tuo saperti relazionare serenamente con gli altri. Insomma....nulla di nuovo accade sotto al sole! Tranne che, magari, ti abbronzi un po'

giovanna ha detto...

Manuela,
non ti leggevo da un po'... e facevo male!
Perché fa un bene ritrovarsi in ciò che si vive.... Conforta, aiuta a riflettere ulteriormente.
Confermo quanto dice Salvo: è successo anche a me scoprire che richiami o ramanzine sortissero effetti del tutto opposti a quanto sperato.
E come te mi sono, ancora una volta, messa in discussione: ho sbagliato, non sono riuscita a comprendere il tale alunno...
Com'è complesso il nostro lavoro!
Tuttavia, sarà forse la passione per esso, penso che il recupero della fiducia dei ragazzi sia sempre possibile. Parlare, parlare apertamente con loro, anche dopo una ramanzina, fargli capire che siamo dispiaciuti, che a loro ci teniamo. E' importante che percepiscano questo.
Anche se poi le incomprensioni ancora si ripresentano... Le sfaccettature delle personalità dei ragazzi sono così diverse....
Bèh dai....se no, che noia! :-)
un abbraccio!
g.
Ps. grazie per il link, ora ti "memorizzo" anche io! ;-)

prof ha detto...

Giovanna, ho sperimentato in prima persona quello che tu osservi; purtroppo, devo dire, ci sono stati anche molti casi in cui ho messo in discussione tale teoria perchè in determinate circostanze alcuni allievi possono fraintendere la "disponibilità al confronto" dell'insegnante con debolezza o mancanza di polso.
Per cui, da anni, sono sostenitrice della tecnica del bastone e della carota. Ad esempio, l'allieva in questione, ieri ha fatto di nuovo la deficiente e non ha studiato. Vorrei sapere tutti i buoni propositi del giorno in cui si è sentita male, dove siano andati a finire...

giovanna ha detto...

Ah Manuela, come ti capisco...
La "disponibilità al confronto", il mostrare agli alunni che teniamo a loro, .... tutto va saputo gestire a seconda delle condizioni, affinché gli alunni non fraintendano. Parlare con loro sì, ma con fermezza, lasciando intendere che non vuol dire che finiamo di pretendere. Pretendere che nell'attività di apprendimento gli alunni ci mettano del proprio, che facciano la loro parte. Naturalmente motivando le "pretese"...
Quanto alla tua alunna che di nuovo non ha studiato.... béh Manuela, permettimi, sarebbe stato troppo semplice. La ragazzina ha promesso, poi...non è riuscita a mantenere!
Dietro alla mancanza di impegno nello studio, chissà quante cause stanno. A volte è vero, si tratta di pura pigrizia, ma in questi casi il profitto non è mai così negativo (ovviamente parlo in base alla mia esperienza).
I casi di profitti negativi... oooh come sarebbe lungo il discorso... Non finiremmo di analizzare.....
Ma, mica molliamo, no? :-)
a presto Manuela!
g.

prof ha detto...

Giovanna, quello che dici è molto intereaante e di certo il discorso sarebbe lunghissimo. Il punto però è sempre lo stesso: nostro dovere di insegnanti è comprendere ogni alunno senza però farci coinvolgere troppo da questa "ansia di comprendere". Talvolta dietro ad atteggiamenti particolari si ricerca la motivazione più difficile, quella che scava nella vita familiare e nel contesto sociale dell'allievo etc per poi rendersi conto che trattasi "solo" di uno scansafatiche viziato per il quale non ci vuole chi lo capisca e comprenda, ma chi lo aiuti a crescere. E, purtroppo o per fortuna, si cresce anche con le "bastonate" della vita, con qualcuno che non ti semplifichi le cose, ma che te le faccia vivere in tutta la loro cruda realtà.

prof ha detto...

PS: No che non molliamo!!!!!!!!

giovanna ha detto...

Manu, :-)
parole sante quelle che dici!
Concordo, a noi spetta il mestiere di insegnanti, poi ...la vita.....
ciao!