Quando sei convinto di aver sentito tutte le assurdità possibili, la vita ti sorprende. Due minuti fa, al telefono, una collega mi racconta che una mamma ha chiesto QUALI SARANNO LE TRACCE D'ESAME per il tema. La collega ha strabuzzato gli occhi e la signora, sempre più incalzante, "almeno MI DICA quale dei temi da lei assegnati sarà proposto all'esame".
Frasette emblematiche dell'idea che si fanno dal di fuori degli insegnanti e dell'istituzione scolastica in generale.
Dire che sono senza parole non è sufficiente. Mi sa che sono "senza reazione" di fronte a tanta limitatezza mentale........
7 commenti:
Da restare allibiti, certo.
Ma... porcad'unamiseria!
Oltre a quanto dici tu, l'idea che hanno di insegnanti e scuola... è pure emblematico di quanto gliene freghi ai genitori della preparazione dei figli, quindi quanto gliene freghi, in sostanza, dei figli! Grr....
E tutto si ricollega anche al tema del tuo post precedente: gli vogliono bene???
Falso, frainteso, sbagliato benvolere!
Moltiplichiamo tali comportamenti per un numero non troppo limitato di famiglie: e ci meravigliamo poi che i *prodotti* siano fatti come quelli, quotidianamente quasi, raccontati dalle cronache?
Sono arrabbiata!!!
g.
Però non ho capito quali saranno le tracce...
A parte le battute, vorrei sottolineare una cosa che a prescindere da quanto possa essere valida in generale, o condivisibile, ha una sua logica.
Qui all'università molti studenti stranieri, soprattutto quelli che hanno trascorso degli anni negli Stati Uniti, sono rimasti molto sorpresi nel dover affrontare esami in cui veniva richiesta una preparazione su TUTTO il programma del corso.
In pratica in tanti hanno fatto notare che erano abituati a rispondere sull'argomento specifico cui l'esame era dedicato. In pratica la classica "sera prima" della prova nessuno di loro si è mai posto il problema del "chissà cosa metterà domani nel compito". L'argomento era conosciuto, la tipologia del quesito anche. Ovvia conseguenza era la mancanza di "scuse" in caso di impreparazione.
Ora so bene che il sistema scolastico italiano per quanto possa essere criticato è ancora uno dei migliori dal punto di vista della didattica e i somari italiani sono sicuramente più preparati di quelli istruiti oltre frontiera, però non credo che il concetto di "studio mirato" sia del tutto sbagliato.
In fondo che piaccia o meno ci stiamo avviando verso un mondo che chiede un minimo di competenze generali e tantissime competenze particolari, soprattutto quando ci si inserisce nel mondo del lavoro.
E' inutile meravigliarsi se uno studente d'informatica non conosce come funziona un computer, l'importante è che conosca a meraviglia un solo software, quello che l'azienda gli richiede di usare nel modo più produttivo possibile.
E' un po' come l'ostinarsi a vietare l'uso della calcolatrici durante i compiti di matematica... vero, va a finire che non si potrà valutare la conoscenza delle tabelline... ma oggi nessuno lo scrive nel curriculum e soprattutto viene dato per scontato che si sappiano, o meglio, che pur non sapendole si riesca a risolvere i problemi. Anzi, se la calcolatrice la si sa usare bene, se si è capaci di districarsi tra un palmare e una connessione wi-fi per comunicare dei risultati, meglio ancora.
concordo in pieno con giovanna...mi ha davvero tolto le parole dalla tastiera! ;)
Ciao La Lunga e benvenuta da Diario di una prof! Grazie per aver lasciato un commento! A presto.
Be', una madre della mia scuola, alla professoressa che le chiedeva di far studiare un po' sua figlia, almeno nell'ultimo mese e mezzo di scuola, ha risposto che loro erano tranquillissime, non avevano mai ricevuto nessuna lettera scritta che ventilasse il pericolo di una bocciatura; ergo, la figlia sarebbe stata comunque promossa, nonostante tutte le insufficienze (scritte) firmate dalla madre; ergo, perchè mettersi a studiare?
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